La PACE del RISORTO

Che cos'è la guerra se non la lacerazione, la dispersione di un unico gregge che l'istinto e l'interesse vorrebbero altrimenti riaggregare attorno ad un'identità condivisa? Questo aprile 2003 non vede insieme la speranza giovane e pasquale di felicità, né la memoria dolce di un richiamo festivo alla famiglia, al ritorno della luce e del tepore primaverile, ma l'ombra del lutto e dell'angoscia. Nel Levante che è stato il teatro degli eventi testamentari non ci sono pace ed amicizia, ma il fragore delle armi, il sospetto e la vendetta.
Gli statisti e gli uomini dell'organizzazione internazionale distingueranno tra guerra, liberazione da portare e democrazia da realizzare. Ma la nota dei costi, la valutazione dei deficit assunti dai responsabili in tema di regolamento dei conflitti e di garanzie dei diritti umani e sociali è tutta da definire. Il solo abbozzo di un bilancio mostra la distanza tra i livelli di perfezione toccati dalla tecnologia e quelli - ancora del tutto primordiali - della soluzione pacifica delle vertenze e della condivisione del destino umano.
Il problema non è solo e tanto quello dell'assegnazione dei popoli al Nord o al Sud del mondo, vissuta in puri termini di attitudine alla soddisfazione dei bisogni. C'è una tentazione misteriosa al ricorso alla forza, una scorciatoia suggerita anche dalle lungaggini e dalle insufficienze dei meccanismi politici che sembrano incapaci, nella concretezza dell'ora che volge, di ottemperare alle loro ragioni di esistenza. Solo la potenza sembra vittoriosa e gravida di risultati. Ma per tutti gli uomini di buona volontà soccorre qui la lezione pasquale, che non è muta neppure per le nazioni. Avvicinarsi alla Risurrezione non come ad un'antica memoria ma come passaggio e purificazione, significa liberarsi dall'oppressione e predisporsi ad un cammino di convivenza amica e fraterna che può vincere il dolore e la morte. Si è aperto così un tempo nuovo, capace di dispiegarsi fecondo di risultati ben maggiori delle attese stesse che il progresso accumula davanti  a  noi.  Il  Risorto  ce  lo  chiede con una voce che non può essere disattesa.

(©L'Osservatore Romano - GIORGIO RUMI - 20 Aprile 2003)